Genesi del caso Orlandi Gregori - parte 1

Genesi del caso Orlandi Gregori - parte 1

Mirella ed Emanuela: dietro le sparizioni c’erano gruppi organizzati o apparati?

La prima domanda da porsi è forse la più importante: le sparizioni di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi furono realmente gestite da gruppi criminali, da servizi segreti o, più in generale, da strutture organizzate riconducibili ad apparati più complessi?

Non è una domanda marginale. Al contrario, riuscire a superare questo primo ostacolo interpretativo potrebbe rappresentare un passo decisivo per comprendere la dinamica dei due casi.

Per farlo, però, è necessario mettere da parte, almeno inizialmente, le ricostruzioni già formulate e tornare ai fatti, esaminandoli nel dettaglio.


Mirella Gregori

Mirella Gregori

Nel caso di Mirella Gregori emerge un particolare che merita una riflessione specifica: la ragazza ricevette una citofonata che la indusse a scendere di casa.

Se l'incontro fosse stato realmente programmato in precedenza tra Mirella e la persona che la attendeva, la necessità di costruire una simile messa in scena apparirebbe meno evidente. Sarebbe stato sufficiente concordare preventivamente un appuntamento e presentarsi nel luogo stabilito.

La dinamica conosciuta, invece, suggerisce uno scenario differente: qualcuno avrebbe avuto la necessità di convincere Mirella a uscire di casa senza destare sospetti.

È proprio questo passaggio che merita di essere analizzato.

Per indurre una persona a uscire spontaneamente dalla propria abitazione non è necessariamente necessario esercitare una costrizione. Può essere sufficiente disporre di un'informazione personale, apparentemente innocua, ma sufficientemente credibile da provocare una reazione.

Ed è qui che assume particolare rilievo la figura di Alessandro.

Alessandro era una persona conosciuta da Mirella. Questo dato, se inserito nella corretta sequenza degli avvenimenti, può diventare significativo per comprendere come sia stato possibile costruire un pretesto capace di convincere la ragazza a scendere.

La domanda, quindi, non è soltanto chi abbia incontrato Mirella, ma anche:

Come poteva quella persona conoscere abbastanza dettagli della sua vita, delle sue amicizie e delle sue abitudini da costruire un pretesto credibile?

L'informazione poteva essere stata raccolta prima della scomparsa?

Se si ipotizza un'azione premeditata, bisogna necessariamente considerare una fase precedente alla scomparsa: la raccolta delle informazioni. Una meticolosa osservazione dell'ambiente frequentato dalla ragazza, dei luoghi scolastici, delle sue amicizie e delle persone con cui entrava abitualmente in contatto avrebbe potuto consentire di acquisire elementi sufficienti per costruire un'esca credibile.

In questa prospettiva, la conoscenza di Alessandro potrebbe non essere un dettaglio secondario. Non è necessario, infatti, ipotizzare che chi organizzò l'azione conoscesse personalmente Mirella. Sarebbe stato sufficiente conoscere ciò che poteva attirare la sua attenzione.

Questo apre una possibilità investigativa precisa: l'eventuale organizzazione dell'azione potrebbe essere iniziata prima ancora del contatto con la ragazza, attraverso una fase di osservazione e acquisizione di informazioni. La ricerca utile sarebbe quindi capire chi, della cerchia di amici di Mirella, fosse stato avvicinato per chiedere informazioni su di lei. Una persona vicina, un compagno, anche conoscenze legate al bar della famiglia De Vito.


Emanuela: lo stesso schema di avvicinamento e adescamento

Emanuela Orlandi

Nel caso di Emanuela Orlandi sembra emergere uno schema che presenta alcune analogie con quello osservabile nella vicenda di Mirella Gregori.

Anche per Emanuela, infatti, il contatto avvenne prima dell'ingresso alla scuola di musica, attraverso una proposta apparentemente in grado di attirare la sua attenzione e di indurla a riflettere.

La proposta economica non sembra essere stata percepita come un elemento irrilevante. Emanuela ne parlò in famiglia, telefonando a casa per informare i propri familiari, e ne fece cenno anche ad alcune compagne della scuola di musica.

È un particolare importante perché indica che la proposta aveva effettivamente catturato la sua attenzione.

Ancor più significativo appare il comportamento successivo: Emanuela rimase indecisa sul da farsi e valutò concretamente la possibilità di accettare. Anche l'esitazione nel prendere l'autobus può essere letta, almeno come ipotesi investigativa, come il segnale di una ragazza combattuta tra la prudenza e l'interesse suscitato dalla proposta.

Se questa ricostruzione fosse corretta, l'elemento centrale non sarebbe stato necessariamente la forza, ma la capacità di costruire una situazione sufficientemente credibile da indurre la vittima a compiere spontaneamente il passo successivo.

L'informazione acquisita prima del contatto

Anche qui ritorna la stessa domanda già posta per Mirella:

Chi aveva raccolto le informazioni necessarie per avvicinare Emanuela?

Chi la contattò sembrava conoscere almeno alcuni elementi della sua vita: il suo volto, i suoi ambienti, le sue frequentazioni e, soprattutto, il modo attraverso il quale poter attirare la sua attenzione.

Se si ipotizza un'azione premeditata, è quindi necessario prendere in considerazione una fase precedente al contatto: l'osservazione della ragazza e la raccolta di informazioni su di lei.

Non significa necessariamente che tale attività fosse condotta da un'organizzazione strutturata. Ma significa che questo aspetto deve essere verificato prima di poter escludere qualsiasi forma di preparazione dell'azione.

Per questo motivo, anche le frequentazioni di Emanuela meritano di essere esaminate con particolare attenzione: non soltanto le persone che le erano più vicine, ma anche gli ambienti che frequentava, le conoscenze occasionali e i contatti che potevano fornire informazioni su di lei.

In questo contesto assume interesse anche un particolare apparentemente secondario: il nome del primo telefonista al quale venne fatto riferimento, “Pierluigi”.

Pierluigi era una persona conosciuta da Emanuela, ma il nome richiama anche un altro elemento che merita di essere verificato: la presenza di una persona con quel nome all'interno della comunità vaticana.

La domanda è quindi: perché proprio quel nome venne utilizzato e quale rapporto aveva con Emanuela la persona alla quale il nome poteva riferirsi?


Un possibile schema ricorrente

Mettendo in relazione i due casi emerge una possibile sequenza:

OsservazioneAcquisizione di informazioniIndividuazione elemento personaleContattoProposta credibileEsitazioneAllontanamento

È uno schema compatibile con una forma di adescamento, inteso non necessariamente in senso sessuale, ma come tecnica attraverso la quale una persona viene indotta, mediante un pretesto costruito ad hoc, ad avvicinarsi volontariamente a chi l'ha contattata.

La questione decisiva diventa allora capire se questa struttura sia soltanto una coincidenza tra due vicende oppure se rappresenti un vero e proprio modello operativo.

Se il modello fosse confermato, la ricerca dovrebbe concentrarsi non soltanto sul momento della scomparsa, ma soprattutto sulla fase precedente: chi osservava le ragazze, quali informazioni aveva raccolto e come tali informazioni furono trasformate in un'esca capace di attirare la loro attenzione.

È in questa fase, forse, che potrebbe trovarsi uno degli elementi più importanti per comprendere la natura delle due vicende.