Marco Accetti in Commissione Bicamerale ll 29 Gennaio 2026: svolta nel caso Orlandi

    Il 29 gennaio la Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ascolterà Marco Accetti. È un passaggio che arriva tardi, ma che segna comunque una discontinuità rispetto a decenni di rimozioni, silenzi e archiviazioni parziali. La sua convocazione non rappresenta una svolta automatica, almeno per adesso ma rappresenta piuttosto un banco di prova per la Commissione stessa.

    Il nome di Accetti non è nuovo nel contesto Orlandi-Gregori. È presente negli atti giudiziari, nelle trasmissioni televisive, nelle perizie foniche, nelle dichiarazioni rese nel corso degli anni. Eppure, nonostante questa presenza costante, il suo ruolo non è mai stato definito in modo definitivo sul piano istituzionale.
    Questa ambiguità è uno dei nodi centrali del caso.

    La prima perplessità è semplice e strutturale: se una figura è ritenuta inattendibile fino ad oggi, perché ascoltarla?
    La risposta è più semplice di quanto si pensi, perché non è affatto inattendibile ma (forse) è l'unico in grado di dare risposte per troppo tempo taciute oppure omesse, in modo volontario o no, ma in ogni caso degne di grande attenzione.

    Quindi, al contrario di certi giornalisti pseudo-scrittori ecco ll vero questi:  convocare Accetti significa riconoscere che il suo nome ha un peso investigativo? Negarlo durante l’audizione equivarrebbe a svuotarla di senso.

    L’eventuale novità dell’audizione non risiederà in nuovi racconti o nuove versioni dei fatti. Quelle esistono già, da anni, e sono state ampiamente diffuse e dipenderanno da tre fattori chiave:

    • il metodo delle domande,

    • il confronto con atti e perizie già acquisite,

    • la volontà della Commissione di verificare, non di ascoltare passivamente.

    Un altro elemento che pesa è il tempo. Quarant’anni di distanza rendono ogni dichiarazione fragile se non ancorata a riscontri oggettivi. La Commissione non può limitarsi a valutazioni psicologiche o narrative. Deve lavorare su coerenza documentale, riscontri tecnici e compatibilità temporale e logistica dei fatti.
    Tutto il resto è rumore.

    Se condotta con rigore, l’audizione può servire a fissare definitivamente a verbale versioni già note, oppure nuovi retroscena, ma anche a evidenziare contraddizioni interne, chiarire quali elementi siano stati verificati e quali no e separare ciò che è accertabile da ciò che resta indimostrato.

    Questo, di per sé, sarebbe già un risultato.

    Il rischio è che l’audizione venga percepita come un evento mediatico più che investigativo. In quel caso non produrrebbe avanzamenti, ma solo ulteriore confusione, rafforzando l’idea di un caso eterno, irrisolvibile, sospeso tra suggestioni e verità mancate.

    La convocazione del 29 gennaio non è un processo a una persona. È una prova di credibilità per la Commissione.
    La domanda centrale non è cosa dirà Accetti: ma cosa la Commissione saprà fare di ciò che dirà.

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